


GNATOLOGIA
Gnatologia è il termine che indica in senso stretto la branca medica che si occupa delle
mascelle e di quanto è loro connesso ossia denti, articolazione temporomandibolare,
muscoli della masticazione e sistema nervoso.
La gnatologia è nata circa un secolo fa per creare metodi di ripristino funzionale
per lo piu’ in pazienti edentuli (senza piu’ denti), evenienza molto frequente nel
passato, mentre oggi è parte determinante di qualsiasi intervento sia minimo, come
dei semplici restauri dentali, che piu’ importante, come un trattamento ortodontico
o protesico con o senza implantologia.
In contrapposizione all’empirismo della maggior parte dei dentisti, gli gnatologi
hanno creato nei decenni apparecchiature di misurazione evolutesi nel tempo, secondo
il progredire tecnologico, che avrebbero dovuto portare a determinare con precisione
l’equilibrio dei rapporti tra le strutture dentali, quelle osteomuscolotendinee e il
sistema nervoso. In realtà l’arbitrarietà delle teorie del passato portò spesso
(e fino a tempi molto recenti) a far sì che i maggiori danni ai pazienti
fossero perpetrati da dotti gnatologi piuttosto che dentisti meno dotti,
ma di maggior buon senso e “pollice verde”.
Le cose oggi sono cambiate.
La visione olistica dell’uomo che negli ultimi vent’anni
si è sempre piu’ affermata tra gli operatori della salute
ha fatto sì che lo gnatologo veramente moderno abbia oggi
un atteggiamento rivolto sì all’equilibrio mascellare, ma
non più slegato dall’equilibrio di tutta la persona.
La gnatologia moderna si è quindi integrata nella “posturologia”. Quest’ultima
si occupa dell’equilibrio statico e dinamico di tutta la persona
intesa come psicosoma e considera il sistema stomatognatico (bocca e mascelle)
in stretta connessione con altri sistemi e sottosistemi che integrandosi tra
loro contribuiscono all’omeostasi e al buon funzionamento del corpo e della
psiche.
La visione olistica e sistemica dell’uomo è avvincente
perché integra l’operato degli specialisti di branca come
per esempio oculisti, ortopedici, otorinolaringoiatri, neurologi, psichiatri,
chiropratici, osteopati, fisiatri, fisioterapisti, omeopati, dentisti
ed ortodontisti in una visione unitaria del paziente, sottraendo
così lo stesso all’angheria spersonalizzante dello spezzettamento
in parti di una macchina in cui ogni specialista vede solo quello
che lo riguarda specificamente perdendo così il senso dell’insieme.
In questa ottica nessuna branca specialistica è indipendente dalle
altre e la collaborazione tra specialisti è obbligatoria.
Ciò pone pero’ un problema importante: a chi si deve rivolgere
per primo un paziente affetto da problematiche di disfunzione?
Esiste una figura specialistica che possa assumersi un ruolo di
diagnosi e per così dire di “direzione dei lavori” nei casi interdisciplinari,
che possono essere cioè risolti pienamente solo col concorso di piu’ specialisti?
La risposta è no se ci riferisce a una figura istituzionale che
di fatto per l’appunto non c’è. In teoria però ciascuno degli specialisti
summenzionati potrebbe assumersi la responsabilità di un
trattamento qualora riconoscesse innanzitutto la validità di una visione
olistica e sistemica e fosse quindi poi in grado d’interagire con gli altri
in modo valido e finalizzato.
In pratica esistono specialisti che si confinano strettamente
nel proprio campo, specialisti che riconoscono la possibilità d’interazioni
sistemiche con colleghi di altra branca, ma non le perseguono per vecchia
abitudine o per mancanza di organizzazione in tal senso, specialisti che
vorrebbero collaborare ma non trovano colleghi che corrispondano all’esigenza,
specialisti che saltuariamente in casi particolari si trovano ad interagire e,
infine, specialisti “cultori “ della visione olistico-sistemica che si
costituiscono in Team con colleghi di analoga visione e collaborano
continuativamente affrontando ogni caso in questa stregua. Quindi ciascuno
dei componenti del team potrebbe assumersi la responsabilità dell’indirizzo
diagnostico e terapeutico ogni volta che si trova ad affrontare un caso
clinico che lo richieda.
Da quanto abbiamo esposto si desume chiaramente che
l’ortognatodontista, gnatologo per definizione implicita
in quanto si occupa peculiarmente della crescita e dello sviluppo
armonico dentomascellare, deve sempre valutare il proprio paziente
in quest’ottica. Si potrebbe quasi affermare che dovrebbe guardare
i denti non prima di aver valutato l’atteggiamento posturale psicosomatico
e che debba inquadrare ogni opzione di trattamento nel quadro delle conseguenze
che si ripercuoteranno nel contesto posturale globale.
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| Articolo a cura del dott. Alessandro Fedi Medico Chirurgo - Odontostomatologo - Ortognatodonzista Studio P.zza Indipendenza n.22 - Firenze - Tel 055/4627407 |
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